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22 novembre 2001

Al Presidente della Repubblica

Signor Presidente,

poiché la recente Giornata Mondiale del Diabete si è svolta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ritengo mio dovere informare la S.V. dei fatti di inaudita gravità che continuano a verificarsi in relazione a quella diffusa malattia di alto interesse sociale.

Già in passato ho creduto opportuno informare la S.V. delle innumerevoli illegalità alle quali si è costantemente fatto ricorso da parte di tutte le pubbliche istituzioni alle quali mi sono rivolto, per impedire che quella diffusa malattia sociale, in rapida ed allarmante espansione, possa essere validamente curata e debellata.

Tra le innumerevli iniziative che ho assunto per tentare di rompere la cortina del silenzio che impedisce che i cittadini sappiano della esistenza della concreta possibilità di cura e di guarigione del diabete, ho indirizzato il 12 luglio 2000 una lettera-appello a undici Presidenti di giunte regionali, chiedendo soltanto che il mio studio fosse sottoposto all’esame di esperti della materia perché valutassero se vi fossero i necessari requisiti per sottoporre l’ipotesi alla doverosa verifica sperimentale, agevole e di costo irrisorio, nell’interesse esclusivo di centocinquanta milioni di diabetici oggi condannati a lunghe sofferenze ed a morte precoce, ma che potrebbero invece trovare in quello studio la concreta ed immediata possibilità di valide cure e di guarigione. Malgrado l’eccezionale gravità della questione, nessuno dei presidenti aveva ritenuto doveroso rispondere al mio appello. Ho perciò recentemente inviato un sollecito, ricordando che la legge demanda la prevenzione e la cura del diabete mellito alle regioni.

Fino ad oggi, solo la Regione Lombardia ha dato una risposta, che qui accludo in copia (documento n. 1) per Sua conoscenza , unitamente al documento n. 2, relativo alle mie obiezioni all’incomprensibile ed inaccettabile rifiuto opposto ad una richiesta assolutamente legittima , nell’esclusivo interesse di circa tre milioni di cittadini italiani, di modestissimo impegno economico e burocratico, e certamente rientrante nei poteri e doveri dell’amministrazione regionale.

Nella convinzione che, ancora una volta, mancherà ogni riscontro a alle mie sollecitazioni a favore di tanti sventurati esseri umani, vittime di una speculazione feroce ed intollerabile ad irreparabile danno della loro salute, rivolgo un rinnovato ed urgente appello alla S.V. perché, nel doveroso rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, la Repubblica tuteli anche la salute dei diabetici come diritto dell’individuo e interesse della collettività , e resto in fiduciosa attesa del Suo Alto Intervento.