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3 maggio 2000

Prof. Umberto Veronesi

Ministro della Sanità

viale dell’Industria, 20

00144 ROMA

Illustre Prof. Veronesi,

Le invio copia della lettera che il 31.12.1999 ho indirizzato al precedente ministro della sanità. Come potrà constatare, io chiedevo nuovamente che, nel pubblico interesse ed in adempimento dei suoi doveri istituzionali, il ministro sottoponesse all’esame degli organismi scientifici di cui dispone una mia ipotesi teorica sulla patogenesi del diabete mellito di tipo 2, che potrebbe costituire la soluzione dell’ancora irrisolto, grave problema della prevenzione, della diagnosi precoce e della terapia di quella malattia di alto interesse sociale. Il ministro, ancora una volta, non ha dato cenno di risposta.

Considerando l’importanza della questione, la finalità scientifica e pratica della richiesta da me avanzata, i doveri che incombono sul ministro ed il diritto fondamentale dei cittadini di poter fruire dei benefìci derivanti dal progresso scientifico, appare non soltanto illecito ed inaccettabile ma anche delittuoso, per le ferali conseguenze che possono derivarne a milioni di esseri umani, l’arrogante e persistente silenzio del ministro responsabile della salute pubblica. Ma, ora che la guida di quel ministero è stata finalmente affidata ad uno scienziato di altissima competenza ed indiscussa autorevolezza, non dubito che quell’ipotesi verrà sottoposta alla doverosa valutazione scientifica, per stabilire l’opportunità di procedere alle necessarie verifiche sperimentali. Le invio, pertanto, altra copia del mio studio, al quale ho apportato ulteriori note valutative e bibliografiche.

Rimanendo in fiduciosa attesa di una Sua cortese risposta, porgo distinti saluti

Domenico Fico

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19 novembre 2000

Prof. Umberto Veronesi

Ministro della Sanità

ROMA

Rif. 25033/BC

Illustre prof. Veronesi,

l’inaudita gravità dei fatti che devo denunziarLe impone una dettagliata e documentata esposizione, che richiede innanzitutto una premessa.

Come ebbi già ad accennarLe nella mia lettera del 5 agosto 2000, nel corso del mio vecchio studio sul fegato, che mi consentì di formulare l’ipotesi teorica originale della zonazione morfologica e funzionale del lobulo epatico (che dopo parecchi anni, è stata dimostrata pienamente esatta dalla ricerca scientifica mondiale), ebbi a formulare una seconda ipotesi originale, quella sulla patogenesi epatica del diabete mellito tipo 2. Ma per trentadue anni ,mediante continue omissioni e rifiuti da parte di tutte le pubbliche istituzioni che hanno avuto una qualche competenza in merito, mi è stato reso impossibile non solo di verificare sperimentalmente l’ipotesi, ma anche di comunicarla alla comunità scientifica.

Ma i grandi progressi della chirurgia, che hanno consentito il trapianto di fegato, hanno portato anche alla "verifica sperimentale", estremamente significativa, seppur indiretta, della piena fondatezza della mia antica ipotesi. Perciò, ho ripreso i miei vecchi appunti e li ho completati con i suggestivi dati forniti da quella "verifica sperimentale", costituita dall’evidentissimo miglioramento o guarigione della malattia diabetica verificatisi nei casi di trapianto di fegato in diabetici con cirrosi epatica.. Ma ho cercato inutilmente di ottenerne la pubblicazione: il rifiuto è stato sempre netto e precipitoso, anche quando è apparso scopertamente pretestuoso, come posso incontrovertibilmente documentare. Rifiuto accompagnato all’ostruzionismo incrollabile delle pubbliche istituzioni. Un significativo esempio di questo negativo comportamento, ad ogni livello, l’ho fornito a Lei il 3 maggio 2000, inviandoLe copia della lettera che avevo indirizzato al precedente Ministro della Sanità, che l’aveva del tutto ignorata.

Tra le molteplici iniziative, da me assunte nel tentativo di far cessare al più presto l’intollerabile falcidia provocata dal diabete, vi sono sia la richiesta inviata il 3 maggio 2000 a Lei, sia la lettera-appello indirizzata il 12 luglio 2000 a dieci Presidenti di regione (allegato n.1), con la quale chiedevo soltanto che si sottoponesse la mia ipotesi ad una corretta e competente valutazione scientifica, per poter giungere finalmente alla obbligatoria verifica sperimentale. E ben conoscendo il clima di ostruzionismo che vanifica immancabilmente tutte le mie richieste in tal senso, chiedevo ai Presidenti di regione di sottoporre il mio studio alla valutazione di una "commissione di esperti, incaricati di rilasciare un motivato ed esauriente parere scientifico". Richiesta giustificata anche dall’oggettiva importanza dello studio e dalle prospettive straordinarie che esso apre sulle possibilità di prevenzione, diagnosi precoce e cura del diabete mellito tipo 2.

Denunzia dei fatti.

Alla lettera che Le ho inviato il 3 maggio 2000, rispose il 20 maggio 2000,con esemplare correttezza e sollecitudine, il Capo della Sua Segretaria particolare, il dott. Giuseppe Guerrera, che mi comunicava di aver sottoposto la mia nota all’Ufficio competente di codesto Dicastero per una opportuna valutazione delle mie ipotesi.

Fui assai lieto di aver finalmente raggiunto il mio scopo, nella certezza che lo studio non potesse incontrare alcuna critica sostanziale, tale da ostacolarne la necessaria e doverosa verifica sperimentale. Ma, con lettera del 31 luglio 2000, il dott. Guerrera, su Suo incarico, mi scriveva : "gli esperti di malattie metaboliche e diabetologia di questo Ministero hanno esaminato la documentazione e, dopo attenta analisi, hanno formulato alcune osservazioni relative all’evoluzione delle conoscenze, specialmente sugli aspetti genetici della malattia e sui meccanismi biochimici che la correlano con l’obesità, ed hanno rilevato che la bibliografia da Lei studiata meriterebbe di essere aggiornata con i risultati della ricerca mondiale".

Quella valutazione, e le conclusioni che Ella sembrava trarne, mi apparvero tutt’altro che chiare, tuttavia, con lettera del 5 agosto 2000, espressi la mia opinione su quelle ambigue osservazioni degli "esperti", esponendoLe i motivi per i quali esse mi sembravano estremamente vaghe ed improprie. A quella mia lettera non ho avuto risposta, traendone la logica conclusione che quelle osservazioni degli "esperti" L’avevano indotta, esimio Professore, a ritenere inaccettabile la mia richiesta di sottoporre l’ipotesi a verifica sperimentale.

Ma il 28 agosto avvenne un episodio sorprendente: dalla regione Marche, una delle regioni alle quali avevo inviato la mia lettera-appello del 12 luglio 2000, mi giunse una lettera raccomandata con AR, nella quale erano contenuti documenti che riguardavano direttamente la questione da me sollevata, ma erano indirizzati dall’assessore alla Sanità non a me ma al Presidente della giunta regionale.

Con mio sommo stupore, appresi da quei documenti l’iter che il mio studio aveva seguito dal momento in cui il dott. Guerrera l’aveva trasmesso alla dott.ssa Marta Di Gennaro, "per una cortese valutazione" e con la preghiera di voler "cortesemente predisporre uno schema di risposta a firma del Signor Ministro"

Risultava che, con FAX del 31.05.2000, composto da tre pagine, ed inviato da parte della dott.ssa Di Gennaro, si trasmetteva al dr. Paolo Fumelli, di Ancona, la richiesta della Segreteria particolare del Ministro, relativa alla mia nota sulla patogenesi del diabete mellito tipo II, della quale gli aveva già parlato la dott.ssa Di Gennaro.

Trai documenti contenuti nella lettera raccomandata, inviatami dalla regione Marche per apparente disguido, c’era anche la "valutazione" della mia ipotesi che il Fumelli inviava all’assessorato regionale della Sanità, che l’ aveva richiesta, con la precisazione che si trattava della stessa relazione precedentemente scritta per il Ministero della Sanità ,che gli aveva posto lo stesso quesito.

La lettura di quella sconcertante "valutazione" mi chiarì con immediatezza i motivi dell’oscurità della lettera che il dott. Guerrera mi aveva inviato il 31 luglio 2000, recependo, evidentemente, la "valutazione" del prof. Fumelli, attendibilmente, trasposta con rielaborazione dalla dott.ssa Di Gennaro che, bisogna ritenere, aveva predisposto, come da richiesta del dott. Guerrera, la risposta da inviarmi a firma del Ministro.

L’enorme gravità di quanto è accaduto, illustre Professor Veronesi, risiede fondamentalmente in due aspetti della questione, ambedue pienamente idonei a fuorviarLa in modo estremamente deplorevole :

a) la cosiddetta "valutazione" del prof. Fumelli, che Ella certamente non ha letto direttamente, e che si riteneva che Lei non avrebbe mai letto, è un insieme inaccettabile di alterazione della verità (come è facile constatare con la lettura di quelle "osservazioni" e della lettera da me inviata il 26 ottobre 2000 al Presidente della giunta regionale delle Marche (allegato 2) ), e di assurdità , come Ella potrà agevolmente constatare leggendo, per esempio, il punto 5 delle "osservazioni" del Fumelli. dove, non essendogli possibile trovare un solo, seppur pretestuoso, argomento di critica scientifica da opporre alla mia ipotesi, egli cerca di "demolirla", qualificandomi, in sostanza, come disonesto ed ingiusto per non aver io rispettato l’orientamento diverso dei ricercatori di tutto il mondo! E sarebbe veramente mortificante, e non per me, che a quello studio fondamentale, in grado di eradicare in tempi ragionevolmente brevi quella grave malattia sociale, fosse addirittura rifiutata la possibilità di essere sottoposto alla verifica sperimentale a causa di una siffatta grottesca "valutazione scientifica"!

b)l’incredibile anomalia di quella pseudovalutazione, pone in luce altre anomalie, solo apparentemente minori, come sembra quella che si rileva dal FAX del 31.05,2000 inviato al Fumelli da parte della dott.ssa Di Gennaro, da cui risulta che essa aveva già parlato al Fumelli della mia questione. E mal si comprende perché mai la dott.ssa Di Gennaro dovesse parlare, non si sa in quali termini, della questione oggetto di un incarico di valutazione scientifica,da esprimersi, come è ovvio, rigorosamente secondo scienza e coscienza, da affidare ad un esperto della materia. Nè si comprende meglio perché da Roma, sede del maggiore complesso universitario italiano, sia stato scelto un "esperto" di Ancona. Ancora meno si comprende come mai la dott.ssa Di Gennaro, medico investito di alte responsabilità nel Ministero della Sanità, nel trasporre le "osservazioni" del Fumelli nella nota da inviare a me a firma del Ministro, abbia recepito del tutto acriticamente quelle "osservazioni", senza accorgersi come esse fossero assolutamente infondate ; o perché, ove lo abbia notato, non abbia quanto meno segnalato al Ministro la grossolanità dell’ "errore" del Fumelli quando afferma, tanto arbitrariamente, che il mio studio è "senza letteratura recente". Errore gravissimo e ingiustificabile , che L’ ha tratto, illustre Professore, in inganno inqualificabile , dovendosi Ella necessariamente fidare dei Suoi Uffici.

Conclusione. Collocando questi fatti , e le modalità con le quali quei fatti si sono verificati, nel quadro dell’ antico e generale ostruzionismo messo in opera costantemente per impedire che il mio studio sia conosciuto dalla comunità scientifica e, soprattutto, dai cittadini in genere e dagli ammalati di diabete in particolare, è evidente il grave allarme che essi suscitano. Pertanto io Le chiedo, esimio Professor Veronesi, di voler accertare come ed a qual fine quegli oscuri fatti si siano potuti verificare . Le chiedo, inoltre, di volermi ricevere perché io possa finalmente esporre ad uno Scienziato di chiara fama, che tanto autorevolmente ha più volte richiamato l’attenzione sull’estrema importanza della libertà della ricerca scientifica, sancita dalla Costituzione italiana, tutti gli elementi solidissimi che sostengono quella mia ricerca, solo formalmente teorica, e quali straordinarie prospettive essa apra per la eradicazione di quella grave e diffusa malattia sociale, in continua, allarmante espansione.

In fiduciosa attesa di un Suo intervento inteso ad individuare le responsabilità dei fatti accaduti, per ristabilire correttezza e trasparenza dei comportamenti, in materia tanto grave , porgo distinti saluti

Allegati :

1) lettera ai Presidenti di Regione del 12 luglio 2000

2) lettera al Presidente della Giunte regionale delle Marche del 26 ottobre 2000