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Prof. Furio Colombo - direttore dell’Unità

via dei Due Macelli, 23/13 - 00187 ROMA

Egregio Direttore,

mi rendo perfettamente conto della impossibilità per Lei di parlare, anche solo con qualche fugace accenno, dell’incredibile questione relativa al diabete, che Ella ben conosce. Mi ha sorpreso, invece, la Sua risposta ad un ascoltatore intervenuto a "prima pagina": Lei ha dichiarato, con grande fermezza, che 1’Italia è un grande Paese libero e democratico. Per esporLe i motivi del mio stupore, ritengo opportuno metterLa al corrente dei più recenti accadimenti in relazione all’attentato alla salute ed alla vita di oltre due milioni di cittadini italiani sofferenti di diabete (circa centoquaranta milioni nel mondo). Turpi fatti, assolutamente incompatibili anche con la più gracile e sgangherata democrazia, ma costantemente verificatisi, ed accuratamente nascosti ai cittadini da un corrottissimo sistema informativo al servizio dei più loschi interessi dei "poteri forti".

A tale scopo, le invio copia di una delle tante denunzie penali che continuo ad inoltrare alle varie procure della repubblica d’Italia. Fino ad ora, tutte regolarmente cestinate, in aperta ed arrogante violazione della Costituzione e della legge. Se Lei ha ritenuto di potersi fare testimone della democrazia e libertà di un Paese dove il diritto-dovere dell’informazione è inesistente, dove il diritto alla tutela della salute e della vita è sacrificato ad interessi mafiosi, dove il diritto costituzionale alla libertà della ricerca scientifica è pura espressione grafica, dove i magistrati cestinano costantemente le denunzie di gravissimi misfatti, dove i politici sono al servizio delle mafie, dove un organo di rilevanza costituzionale, come il CSM ignora arrogantemente le disposizioni date dal suo Presidente, e Presidente della repubblica, vuol certamente dire che Lei non immaginava che lo sfascio politico-istituzionale fosse arrivato a tal punto da configurare, ormai, una totale sovversione occulta degli ordinamenti democratici dati al Paese da personaggi di ben altra statura politica e morale. A me ripugna vivere in uno Stato che si regge sull’inganno, sulla assoluta illegalità, sulla rapina e sulle stragi occulte. Da vecchio medico non riesco a sopportare in rassegnato silenzio l’atroce complotto tra affaristi, politici e mafiosi contro la salute e la vita di centoquaranta milioni di esseri umani, condannati a lunghe sofferenze ed a morte precoce per insaziabile libidine di denaro e di potere. A questa degradata società io mi sento estraneo. Perciò, pur essendo solo, piccolo ed inerme contro così potente criminalità "globalizzata", non cesserò di tentare ogni via per portare i cittadini a conoscenza dell’estrema ignominia di una classe dirigente, assai più vile, più ignobile, più violenta dei nazifascisti, per i quali, credo, bisognerà riconsiderare gli ipocriti giudizi di condanna morale e politica oggi dominanti.

Mi perdoni, egregio Professore, l’amaro ma più che legittimo sfogo, e gradisca i miei cordiali saluti.

Domenico Fico