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18 ottobre 1996

Generale Luigi Federici

Comando Generale

Arma dei Carabinieri viale Romania

00197 ROMA

Signor Generale,

leggo su "la Repubblica" che Ella ha dichiarato: "siamo provocati da un mondo criminale che non riusciamo a battere, costituito da faccendieri, da sottoposti politici, da camorristi; questi sono i veri provocatori".

Poichè credo di poterLe fornire qualche elemento forse utile per colpire quel mondo del malaffare politico-mafioso, Le scrivo per darLe notizie in mio possesso e per mettermi a disposizione dell’Arma e della Magistratura per più dettagliate e circostanziate informazioni in merito, se Ella lo ritenesse utile.

Accludo qui tre documenti:

1) Testo dell’interrogazione parlamentare presentata nel dicembre 1993, e reiterata tre volte per la mancanza di ogni risposta da parte dei ministri interrogati (Umberto Colombo, Stefano Podestà, Salvini e Luigi Berlinguer).

Questo protervo rifiuto di rispondere, nonostante la gravità e la molteplicità dei fatti denunciati (omissione dolosa di atti d’ufficio, con evidenti finalità di peculato; falso ideologico; notitia criminis, proveniente da fonte non anonima, relativa a presunto peculato per centinaia di miliardi da parte del CNR; uso di una bomba molotov al fine di dissuadere un organo di stampa dal proseguire nella pubblicazione dei fatti descritti nell’interrogazione) è uno degli aspetti caratteristici del "caso", imputabile a quel potente mondo sommerso e criminale, noto come "mafia accademica", che è costituito, com’Ella ha dichiarato, "da faccendieri, da sottoposti politici, da camorristi" che nessuno tocca e nessuno può toccare.

2) copia della lettera da me indirizzata il 13 maggio 1996 a1 presidente della Camera dei deputati.

In quella lettera, come Lei potrà constatare, denunciavo, con solide argomentazioni, fenomeni tanto gravi da indurre a ritenere attendibilmente che "in Italia esista un potere illegittimo e tanto forte da poter condizionare in modo brutale l’attività di tutti i parlamentari e di tutti i ministri". Ossia, denunciavo l’esistenza di quella criminalità di "faccendieri con sottoposti politici" che anche lei oggi denunzia.

Il presidente della Camera non ritenne di aver alcunché da rispondere sulle gravi illegalità che sottoponevo alla sua attenzione;

3) copia delta lettera che ho indirizzato al ministro dell’università Luigi Berlinguer il 19.6.1996 e che, naturalmente, non ha avuto risposta.

La gravità dei fatti, e l’allarme che essi destano, risiede soprattutto nella vasta associazione criminale che è certamente necessaria per realizzare una serie così impressionate e "coordianta" di illegalità, tra le quali sono facilmente intuibili interventi "persuasivi" sui parlamentari per indurli a rinunciare (com’è descritto anche nella lettera, qui allegata, indirizzata al presidente della Camera) ad occuparsi del "caso", e su ministri della repubblica (Ruberti, Fontana, Colombo, Podestà, Salvini, Berlinguer) per indurli a non dare corso ai doverosi accertamenti e provvedimenti relativi alle plurime illegalità denunciate.

A tutti questi fatti, indubbiamente gravi, si è poi aggiunto un altro episodio davvero sorprendente ed inquietante, che io denuncio ora con questa mia lettera.

I fatti sopra esposti li ho denunciati a diverse procure della repubblica. Il 2 novembre 1993, inviai al dott. Fragliasso, sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Napoli, un esposto su questo intreccio criminale e, dopo breve tempo, fui convocato presso quella procura. Fui ricevuto dal dott. Miller, al quale riferii i fatti, e di quella mia denunzia fu redatto regolare verbale.

Tempo dopo (non ricordo ora le date, ma ricordo che il fatto avvenne all'epoca delle ultime elezioni amministrative, tenute circa un anno, un anno e mezzo fa) ricevetti la telefonata del brigadiere Beniamino Rosi, allora comandante int. della Stazione dei Carabinieri di Cupramontana, che mi pregava di passare da lui. Andai subito, e quel militare mostrò evidente imbarazzo relativamente alle domande che intendeva pormi. Infine, avendo egli fatto cenno al mio viaggio a Napoli, io — che ho sempre avuto la più completa fiducia nella Magistratura e nell’Arma - non ebbi alcun riserbo, e lo informai in modo ampio e circostanziato del mio incontro con il magistrato napoletano, fornendogli anche tutta la documentazione sul "caso" in mio possesso.

Solo successivamente mi chiesi, perplesso, chi avesse potuto incaricare un militare dell’Arma di svolgere quella strana ed illegittima "inchiesta" e, soprattutto, chi avesse potuto aver conoscenza dei miei contatti con la procura di Napoli, che erano avvenuti in modo tanto diretto. Questo è il motivo principale che mi ha spinto a denunziare questi fatti direttamente alta S. V., pregandoLa comunque di informare di queste circostanze la procura della repubblica di Napoli.

Rimanendo a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento o informazione sul caso, Le porgo distinti saluti

Domenico Fico