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tipo e Num atto: CAMERA - INTERROGAZIONE E RISPOSTA SCRITTA 4/00614

primo firmatario: PECORARO SCANIO (MISTO)

data presentazione: 30/05/96 (Seduta n. 0005)

stato iter: - ITER IN CORSO - Ministro delegato: UNIV. E RICERCA

destinatari: UNIVERSITA' E RICERCA

testo:

Al Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. - Per sapere -- premesso che:

- la seguente interrogazione viene reiterata per la terza volta, integrata con nuovi dati, essendo le due precedenti, la prima delle quali del 16 dicembre 1993, rimaste senza risposta, quando non ignorate;

- il dottor Domenico Fico, specialista in medicina legale e delle assicurazioni, ha pubblicato sul bollettino della società medico-chirurgica di Cremona, anno XXI n. 3, un'ipotesi originale dal titolo "Ipotesi sulla settorialità delle funzioni metaboliche epatiche";

- si trattava di uno studio teorico mediante il quale il citato Fico dimostrava che la struttura microscopica del fegato e dei suoi meccanismi funzionali erano profondamente diversi da quelli allora conosciuti;

- ciò comportava una serie di importanti conseguenze e nuove prospettive in relazione alla capacità diagnostico-curativa di numerose patologie. In più, trattandosi di uno studio teorico, si imponevano ricerche sperimentali per verificare l'esattezza dell'ipotesi e per determinare tutta una serie di riscontri che si rendevano necessari per l'approfondimento della nuova realtà fisiopatologica che la scoperta rivelava;

- sebbene furono manifestati da più parti, nel mondo scientifico italiano ed europeo, sostanziali e positivi apprezzamenti per quanto sopra citato, non fu mai possibile al dott. Fico effettuare nessun tipo di studio sperimentale, anche a causa di una serie di difficoltà oggettive e ambientali;

- il professor Hans Popper, della Mount Sinai school of medicine di New York, uno dei massimi esperti in campo mondiale di epatologia, che inizialmente aveva decisamente rigettato la citata ipotesi formulata da dottor Fico, riconobbe anni dopo che la sua precedente formulazione era stata chiaramente erronea poiché recenti studi compiuti da ogni parte avevano dimostrato la fondatezza della tesi, sostenuta dal dottor Fico, della differenziazione funzionale all'interno del lobulo epatico; il Popper, tra l'altro , chiudeva una sua lettera , indirizzata al citato Fico, scrivendo: "... ora penso che Lei è perfettamente nel giusto con la sua opinione e l'incoraggio a continuare il suo lavoro";

- il Nobel per la medicina Renato Dulbecco dell'istituto Salk di San Diego (California) , al quale si era rivolto il dottor Fico per conoscere il suo autorevole parere, affermava che andavano fatti esperimenti di coltivazione delle aree separate del lobulo, incoraggiandolo , così , ad andare avanti;

- lo stesso scienziato, recentemente, in risposta a una lettera del dottor Fico che lamentava il persistente silenzio del CNR e del ministro interrogato, oltre che degli organi di informazione, gli ha scritto: "Io penso che Lei dovrebbe essere felice di aver apportato il Suo contributo allo sviluppo della biologia moderna, come è stato riconosciuto da scienziati valenti , a cui io mi associo. E' un peccato che non abbia potuto sviluppare le Sue idee nella direzione della biologia cellulare, biochimica e molecolare, che avrebbero certamente chiarificato ulteriormente il significato delle Sue osservazioni, permettendone l'ulteriore sviluppo.";

- eguale riconoscimento dell'inspiegabile ostracismo nei confronti della scoperta del dott. Fico è stato espresso dal prof. Nicola Dioguardi, direttore della scuola di specializzazione in malattie del fegato e del ricambio dell'Università di Milano, affermando: "Ho letto con molto interesse i suoi due lavori che , senza dubbio, preannunziano la divisione in zone del lobulo epatico. Purtroppo il tempo, pur avendole dato ragione, non è stato galantuomo con Lei.";

- ancora, il prof. Leonardo Bianchi, patologo ed epatologo dell'Università di Basilea, già nel 1990 aveva scritto al dott. Fico: "Davvero la Sua ipotesi oggi è generalmente accettata e Lei veramente è stato un protagonista in questo campo scientifico", concludendo: "Nelle mie lezioni per gli studenti voglio dimostrare la Sua opera come esempio di una ricerca che talvolta deve aspettare anni o decenni finché sarà valutata";

- nonostante una così ampia ed estremamente autorevole concordanza di consensi e di incoraggiamenti , da parte del CNR, al quale il dottor Fico aveva inviato le sue pubblicazioni per chiederne il parere, non giungeva alcuna risposta;

- nel tempo il dottor Fico aveva via, via sollecitato vari organi istituzionali (dall'allora Presidente della Repubblica Pertini, il quale sollecitò "un più attento esame della questione", ai vari ministri della ricerca scientifica nel frattempo succedutisi, alla magistratura, attraverso un esposto, senza alcun esito, ad alcune testate giornalistiche ed anche ad alcuni esponenti politici), senza che questo riuscisse a favorire una risposta;

- l'11 maggio 1991 il dottor Fico rinnovava la sua protesta con una lettera al presidente del CNR, il quale lo rassicurò affermando che aveva richiesto il parere del competente comitato nazionale per le scienze e che sarebbe stata premura del CNR portarlo a conoscenza di quel parere; naturalmente, nonostante l'invio di tutta la documentazione necessaria, ci fu il silenzio assoluto. Silenzio che è continuato sia dopo che la piena fondatezza della scoperta del dottor Fico fosse stata ampiamente dimostrata dalla ricerca sperimentale, che continuava a svolgersi in tutto il mondo, e sia dopo che il 1 SD aprile 1990 un ricercatore del CNR, attraverso la trasmissione "Prima Pagina" di Radiotre della Rai, condotta dalla giornalista di La Repubblica, Miriam Mafai, lanciasse una gravissima accusa di malversazione per centinaia di miliardi al CNR;

- la stessa Mafai preannunziò che avrebbe aperto un'inchiesta davanti a una accusa così esplicita e non anonima, anche perché già al corrente di irregolarità relative al CNR; l'inchiesta non ci fu e la giornalista in questione non rispose mai alle numerose lettere che il dottor Fico le aveva inviato; la Rai, tra l'altro, si rifiutò più volte di fornirgli la registrazione di quella trasmissione;

- nello stesso modo si sono comportati altri interlocutori del dottor Fico, politici e giornalistici;

- il giornalista Fabrizio di Jorio, direttore del settimanale "La Peste", rompendo invece il silenzio intorno alla vicenda citata pubblicò, nel marzo del 1995, il primo di quelli che avrebbero dovuto essere diversi articoli sulla censura ai danni del dottor Fico; sembra che a seguito di questa pubblicazione fu fatta esplodere nella sede del settimanale una bomba molotov e fu lasciato un messaggio intimidatorio che "consigliava" il silenzio. I successivi articoli non vennero più pubblicati --:

- come mai , nonostante i fatti citati, non si sia ancora provveduto , né da parte del CNR né dal ministero interrogato, ad assicurare un parere scientifico sulla validità dell'ipotesi e sull'opportunità di procedere alle necessarie verifiche sperimentali da effettuare nell'interesse del progresso scientifico;

- come mai tale silenzio sia continuato anche dopo che il Presidente del CNR, professor Luigi Rossi Bernardi, aveva chiesto ufficialmente al comitato nazionale di consulenza di esprimere il parere di competenza istituzionale ed anche dopo che era stata ormai ampiamente riconosciuto dalla scienza, in sede internazionale, la piena validità della scoperta;

- se e con quali risultati sia stata accertata l'identità del ricercatore del CNR che nella trasmissione del 1 SD aprile 1990 aveva formulato in modo tanto clamoroso la gravissima accusa di malversazione nei confronti dell'ente, e quale fondamento avessero quelle accuse;

- se esiste una qualche connessione, diretta o meno, tra le gravi irregolarità denunziate dal ricercatore e il pervicace e immotivato rifiuto del CNR di esprimere il parere richiesto;

- se questo ingiustificato ed ostinato comportamento non sia stato gravemente contrario ai fini istituzionali del CRN, creato e finanziato per promuovere la ricerca scientifica in Italia e se non risulti di grave e ingiustificabile danno sociale, attestato che i presupposti teorici della scoperta presenterebbero prospettive molto suggestive per la soluzione di problemi seri sia scientifici che diagnostico-curativi, il comportamento deliberatamente omissivo del CNR.

(4-00614)