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IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI

 

L'ipotesi si era imbattuta fin dall'inizio in un tenace ed universale ostruzionismo, che per oltre venti anni mi aveva impedito di effettuare la necessaria verifica sperimentale che avevo progettato, e che avrebbe dimostrato la correttezza scientifica della scoperta e le grandi prospettive che essa apriva per la valida prevenzione e per l'efficace terapia del diabete mellito tipo due. Perciò, nel maggio 1991, inviai al presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) una lettera di vibrata protesta per l'incrollabile comportamento omissivo tenuto per molti anni da quell'ente pubblico, al quale la legge (Legge 9 maggio 1989,n.168) affida "il compito di promuovere, in attuazione dell'articolo 9 della Costituzione, la ricerca scientifica e tecnologica" "nel rispetto dei principi di autonomia stabiliti dall'articolo 33 della Costituzione", demandando al CIPE il compito di proporre "programmi di incentivazione e sostegno della ricerca scientifica e tecnologica nel settore privato".

A quella lettera rispose il presidente del CNR Rossi Bernardi (*) nel luglio 1991, assicurandomi che sul mio studio era stato chiesto il parere del competente Comitato Nazionale di consulenza per le scienze di biologia e medicina, e che sarebbe stata premura del Consiglio di portarmi a conoscenza del parere espresso dal Comitato di consulenza.

Pensai di aver finalmente rotto la lunga congiura del silenzio, ma m'ingannavo. Il promesso parere non mi è stato mai comunicato, e certamente non è stato neanche mai espresso dal Comitato Nazionale di consulenza, in obbedienza al rigoroso veto esistente contro il mio studio.

Del tutto inutili furono le mie vivaci proteste ed i miei ricorsi ai vari ministri e deputati. Il silenzio assoluto coprì ancora per anni il mio studio, impedendo in tal modo, con estremo cinismo, che i diabetici potessero essere validamente curati, ed anche guariti.

Ma ad una delle mie innumerevoli lettere inviate ai vari esponenti politici, nel 1993 rispose il deputato verde Alfonso Pecoraro Scanio, che accettò di presentare un'interrogazione parlamentare sul grave caso (*).

Ancora una volta, sperai di aver finalmente rotto il solido muro del silenzio, ma ancora una volta sbagliavo.

Ma io continuavo a tempestare di lettere di protesta, costantemente lasciate senza risposta, ministri e parlamentari finché, il 21 maggio 1998, mi rispose il deputato Mirko Tremaglia, che mi informava di aver presentato anche lui un'interrogazione (*), ed assicurandomi che sarebbe stata sua premura farmi conoscere la risposta del ministro interrogato.

Naturalmente, anche questa interrogazione è rimasta senza risposta.

Mentre le due interrogazioni giacevano ignorate, il deputato Pecoraro Scanio fu nominato ministro del governo Amato. Subito gli indirizzai una lettera (*) con la quale mi congratulavo per l'incarico ministeriale da lui ricevuto ed esprimevo la certezza che ora egli avrebbe potuto finalmente ottenere dal ministro della ricerca scientifica,suo collega di governo, "le doverose risposte, illecitamente negate per decenni".

Ipotesi sulla Patogenesi Epatica del Diabete Mellito Tipo 2

Lettera del presidente del CNR Luigi Rossi Bernardi - luglio 1991

Interrogazione parlamentare dell'On. Alfonso Pecoraro Scanio

Lettera dell'On. Mirko Tremaglia al Dott. Fico

Interrogazione parlamentare dell'On. Mirko Tremaglia

Lettera del Dott. Fico al Ministro On. Alfonso Pecoraro Scanio

@@ Prima risposta del Ministro On. Mirko Tremaglia @@

Lettera-appello a dieci presidenti di giunte regionali

Lettera al presidente della giunta regionale delle Marche

Lettera all'Assessore alla Sanità della regione Lombardia Carlo Borsani

Denuncia al Procuratore della repubblica presso il Tribunale di Genova

Lettera della Presidenza della Repubblica al Consiglio Superiore della Magistratura

Lettera del dott. Fico al Presidente della Repubblica. @@ In attesa di risposta @@ Nuova lettera

Lettera del dott. Fico al segretario della Presidenza della Repubblica, dott. Gaetano Gifuni

Lettera-denunzia al Presidente della Camera, On. Pierferdinando Casini

Lettera-denunzia al Presidente del Senato, On. Marcello Pera

Due lettere al Ministro della Sanità Dott. Girolamo Sirchia

Lettera all'ex Ministro della sanità On. Rosy Bindi

Due lettere all'ex Ministro della sanità Dott. Umberto Veronesi

Lettera al deputato On. Vittorio Craxi

Lettera al Prof. Silvio Garattini

Lettera al Ministro della Giustizia On. Roberto Castelli

Lettere dell'On. Furio Colombo. Prima e seconda. Sollecito del dott. Fico. Terza lettera dell'On. Colombo. Lettera finale del dott. Fico al direttore dell'Unità e all'On. Marida Bolognesi

Lettera al Generale Luigi Federici

A quella lettera il ministro Pecoraro Scanio non ha mai dato risposta.

Il caso ha voluto che, successivamente, anche il deputato Mirko Tremaglia, politicamente "contrapposto" al deputato Pecoraro Scanio, ottenesse l'incarico di ministro nell'attuale Governo presieduto da Silvio Berlusconi. Ovviamente, anche a lui ho subito scritto, esprimendo la speranza che ora, nella sua veste di ministro, avrebbe ottenuto quelle risposte che i precedenti governi non avevano voluto dare. Va dato atto che il ministro Tremaglia, tramite il suo Segretario Particolare, si è attivato nei confronti del Ministero della Salute, e si spera che questa sua lodevole attenzione non venga meno.

Comunque, avevo continuato nei miei tenaci tentativi di trovare un varco per fare conoscere ai cittadini eventi di tanta gravità. Nella speranza che le istituzioni regionali, più vicine ai cittadini, e che rivendicano più ampi poteri, in senso "federativo", proprio per meglio assolvere le loro funzioni amministrative a favore della cittadinanza, sarebbero state più sensibili al diritto fondamentale della tutela della salute e della vita dei propri amministrati, indirizzai una lettera-appello a dieci presidenti di giunte regionali (*). Chiedevo soltanto che la mia ipotesi fosse sottoposta alla valutazione di una commissione di esperti, così che si potesse finalmente stabilire l'esistenza dei requisiti scientifici necessari per effettuare la verifica sperimentale che continuo inutilmente a proporre da oltre tre decenni. Tutte le dieci amministrazioni regionali hanno ignorato il mio appello ed il diritto fondamentale dei cittadini alla tutela della loro salute e della loro vita.

Ed è avvenuto anche un episodio di inaudita gravità. Venni informato anonimamente che da parte della regione Marche, e del ministero della sanità al quale anche avevo richiesto la valutazione del mio studio, era stato dato incarico, a mia insaputa, ad un diabetologo di esprimere un parere sulla mia ipotesi. Ebbi così modo non solo di constatare l'assoluta inconsistenza e anomalia scientifica delle osservazioni espresse da quel diabetologo, ma mi trovai addirittura di fronte ad una osservazione grossolanamente ed incomprensibilmente erronea, relativamente alla "anzianità" della bibliografia del mio lavoro, osservazione espressa chiaramente al fine di presentare sotto una luce formalmente sfavorevole uno studio che non poteva in alcun modo essere valutato sfavorevolmente sotto il profilo scientifico, con argomentazioni scientificamente corrette.

Pertanto, inviai immediatamente al presidente della giunta regionale delle Marche una lettera (*) con la quale denunziavo l'estrema gravità di quella pseudovalutazione, formulata allo scopo "di svalutare, con metodo diffamatorio e capzioso, il mio studio, per finalità che devono essere necessariamente chiarite nel pubblico interesse".

Comunicai questa incredibile circostanza anche al ministro della sanità Veronesi, ma né il ministro, né il presidente della regione, evidentemente incuranti della salute e della vita dei cittadini, hanno dato qualche risposta alla mia denunzia delle gravissime irregolarità, non casuali e con irreparabili conseguenze per la vita di milioni di ammalati di diabete mellito.

Eventi di tanta indiscutibile gravità ed avvolti da così allarmante silenzio, mi spinsero a presentare a cinque procure della repubblica una analoga circostanziata denunzia dei fatti (*). Nessuna delle cinque procure ha dato seguito alla mia denunzia, benchè la Costituzione italiana sancisca l'obbligo del pubblico ministero di esercitare l'azione penale.

Anche altre due precedenti denunzie avevano subito la stessa sorte, perciò inviai al Presidente della Repubblica un esposto su tale intollerabile inosservanza della Costituzione. La Presidenza della Repubblica, in data 25 febbraio 2000, trasmise il mio esposto al Consiglio Superiore della Magistratura (*) per le eventuali iniziative di competenza, e disponendo che fossero fornite direttamente a me notizie circa l'esito della trattazione.

Incredibilmente, a distanza di venti mesi, il CSM continua ad ignorare la disposizione della presidenza della Repubblica.

Pertanto ho di nuovo scritto al Presidente della Repubblica per metterlo al corrente del comportamento omissivo da parte, questa volta, del Consiglio Superiore della Magistratura, e con maggiori dettagli ho scritto al segretario della Presidenza della Repubblica, dott. Gaetano Gifuni.

Sempre nel tentativo di rompere l'assedio del silenzio, ho inviato una lettera-appello al Presidente della Camera dei deputati (*), ma non ho avuto fino ad ora alcuna risposta. Ho inviato recentemente un'altra lettera-denunzia al Presidente del Senato e due lettere al Ministro della Sanità, Dott. Girolamo Sirchia (*), tutte rimaste fino ad ora senza risposta. Naturalmente avevo anche messo al corrente di questa questione i precedenti ministri della Sanità On. Rosy Bindi e il Dott. Umberto Veronesi.

Ed ho inviato altra lettera al deputato Vittorio Craxi (*), informandolo del fatto che suo padre, Bettino Craxi, è stato, in pratica, "assassinato" da coloro che, nelle istituzioni pubbliche, e con la servile collaborazione di tutti gli organi di informazione, mi hanno impedito con inverosimile tenacia di dimostrare e di far conoscere la validità di quello studio che avrebbe certamente salvato la vita del noto uomo politico. Attendo ora che almeno questo politico, che ha subito l'irreparabile danno dall'infame congiura contro gli ammalati di diabete, risponda alla mia lettera e si adoperi per porre fine a così scellerato crimine.

L'elenco delle lettere con cui ho cercato di smuovere le coscienze non si è esaurito, anzi è ancora molto lungo. Significativo è lo scambio avvenuto con l'On. Furio Colombo. Egli rispondeva alle mie sollecitazioni con una lettera dove manifestava interessamento e partecipazione: "non ci sarà né silenzio né distrazione", dove indicava l'On. Marida Bolognesi, Presidente della Commissione Sanità e Affari Sociali, dalla quale era "ragionevole aspettarsi una risposta rapida e puntuale"; e rinnovava il suo interessamento con una seconda lettera. Ma dopo mesi di silenzio, in seguito a una mia sollecitazione, l'On. Colombo rispondeva imbarazzato che "Non ho però la possibilità di sostituirmi al giudizio degli altri". E quale sarà stato il giudizio degli altri? Lo chiedevo direttamente all'On. Marida Bolognesi, e rinnovavo le mie denunce del malaffare allo stesso On. Colombo, divenuto nel frattempo direttore dell'Unità.

Al Generale Luigi Federici, il quale denunciava "un mondo criminale di di faccendieri, sottoposti politici e camorristi", ho fornito qualche elemento per individuarli nella "mafia accademica" e in ambienti legati all'operato del CNR.

Di recente mi sono rivolto all'Assessore alla Sanità della regione Lombardia, Carlo Borsani, rimarcando il suo rifiuto, freddamente burocratico, di prendere in considerazione uno studio che ha prospettive di indubbio alto interesse sia per la prevenzione che per la cura del diabete. E ho di nuovo fatto presente al Presidente della Repubblica le innumerevoli illegalità alle quali si è costantemente fatto ricorso da parte di tutte le pubbliche istituzioni alle quali mi sono rivolto, per impedire che quella diffusa malattia sociale, in rapida ed allarmante espansione, possa essere validamente curata e debellata.