La Sperimentazione: un obbligo per gli enti pubblici
Nello studio,
Ipotesi sulla Patogenesi Epatica del Diabete Mellito II, viene indicata una terapia alternativa a quella farmacologica:"quando il diabete è già evoluto, tanto da richiedere la terapia insulinica, può allora trovare indicazione il trattamento chirurgico, consistente nella deviazione totale o parziale dal circolo portale del sangue refluo pancreatico, e quindi dell’insulina endogena, mediante la deviazione delle vene pancreatico-duodenali nella vena renale, o altra vena non tributaria del sistema portale.
La deviazione totale o parziale del sangue refluo pancreatico (da decidere dopo attenta valutazione della residua funzionalità pancreatica, dell’insulinemia e del rapporto esistente tra insulina attiva ed insulina inattiva circolante), consentirebbe all’insulina endogena di sfuggire, in tutto o in parte, alla inibizione patologica da parte del fegato, e di svolgere perciò la sua nominale attività fisiologica. Intervento che, se ben calibrato, correggerebbe il grave disturbo del metabolismo glucidico che caratterizza la sindrome diabetica. Ovviamente, questa terapia chirurgica che io propongo per le forme più evolute di diabete, se effettuata su animali diabetici, rappresenterebbe anche la verifica sperimentale della mia ipotesi originale. Gli eventuali episodi ipoglicemici che dovessero manifestarsi in conseguenza di una eccessiva riduzione o dell’abolizione del controllo epatico sull’attività insulinica, non dovrebbero comunque rappresentare un problema clinico di grande significato, come è stato dimostrato dallo studio di Redmon e al. (12) in relazione alla sindrome ipoglicemica che si riscontra come complicanza nel 30-50% dei trapiantati di pancreas. Sindrome probabilmente causata dalla modalità e sede della reinserzione della vena pancreatico-duodenalc effettuata nel corso del trapianto."
La sperimentazione, che inizialmente potrebbe essere attuata su modelli animali (i cani presentano patologie diabetiche molto simili a quelle dell'uomo), consiste quindi in un intervento di chirurgia vascolare, la cui tecnica viene già largamente impiegata nei trapianti di organi e nei by pass coronarici; tecnica che non richiede attrezzature e risorse eccezionali, ma che comunque necessita di materiali e di competenze non alla portata del singolo ricercatore o sperimentatore. È pertanto necessario che gli enti pubblici (Enti di ricerca quali il CNR, le unità sanitarie locali) preposti a favorire e a finanziare progetti terapeutici di alto interesse sociale (e cosa c'è di più interessante di una proposta per la cura del Diabete Mellito II che è una patologia così diffusa?) intervengano per dare un sostegno e per attuare la necessaria sperimentazione. Interrogato a tal proposito il Prof. Luigi MOGGI, uno dei più valenti chirurghi vascolari che opera in Italia e che ha insegnato all'università di Perugia, così risponde:
Prof. Luigi MOGGI
Perugia 15/04/2002
Carissimo Dr. Fico,
Ho ricevuto la sua lettera con la documentazione allegata.
Purtroppo i problemi sono di due ordini, il primo è che per eseguire un intervento del tipo da Lei proposto occorre un microscopio operatorio che è di notevole costo e che poche istituzioni hanno.
Il secondo è che io non lavoro più all'Università e quindi mi sarebbe impossibile svolgere un programma sperimentale così complesso.
La ringrazio comunque e ricambio anche a Lei i migliori auguri.
Luigi Moggi